ANCE Sicilia: rischio fallimenti causa ritardi PA

di Vito Verna Commenta

Davvero brutte notizie giungono oggi dal Sud Italia e, in particolar modo, dalla Regione Sicilia.

ANCE Sicilia: rischio fallimenti causa ritardi PA

Davvero brutte notizie giungono oggi dal Sud Italia e, in particolar modo, dalla Regione Sicilia.

LA CRISI DELL’IMPRENDITORIA SECONDO DEMOS – COOP

Questa particolare regione geografica, già pesantemente debilitata dallo sfiorato fallimento, dalle accuse di concorso esterno in associazioni mafiosa attualmente pendenti sull’ex Governatore Lombardo e dalle elezioni anticipate (già fissate in data domenica 28 ottobre 2012), rischia oggi il collasso, il vero e proprio tracollo finanziario.

COME RECUPERARE I SOLDI DI UNA FATTURA NON PAGATA

Colpa, come denunciato in questi ultimi anni dalle più differenti forze sociali, sindacali, politiche ed industriali, dei consistenti ritardi che la Pubblica Amministrazione avrebbe accumulato nel pagare beni e servizi delle più differenti imprese fornitrici, specialmente di dimensioni medie ove non addirittura piccole, che contando su questa entrata, ritenuta particolarmente sicura, non avrebbero avuto modo di prepararsi ad affrontare l’attuale situazione di crisi economica e finanziaria e sarebbero oggi giunte a pochi passi dal fallimento.

LA GUIDA AI PRESTITI DI IMPRESA E LAVORO

Succede, come poc’anzi anticipato, anche e soprattutto in Sicilia dove, a detta di Salvo Ferlito, Presidente della sezione siciliana dell’Associazione Nazionale Costruttori Edili, centinaia, se non addirittura migliaia, di PMI siciliane attive nel settore edile siano ormai costrette, proprio a causa dei ritardi della Pubblica Amministrazione, a licenziare i propri più validi collaboratori pur di non vedersi fallire.

Queste le parole di Ferlito che, in conferenza stampa, avrebbe dichiarato: “Se entro pochi giorni non sapremo quando la Regione sarà in grado di sbloccare i nostri crediti, chiederemo ai sindacati di scendere in campo con noi per chiedere con urgenza un incontro diretto col premier Mario Monti e col ministro dell’Economia Vittorio Grilli, ai quali vogliamo spiegare le disastrose conseguenze sociali che avrebbe il caparbio mantenimento di principi ragionieristici”.

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