Testo unico sulla trasparenza della PA

di Fabrizio Martini Commenta

Il decreto legislativo n. 33/2013 introduce notevoli novità sul lato della trasparenza della pubblica amministrazione in scia alla legge anticorruzione approvata dal Governo Monti nel 2012.

burocrazia

Il decreto legislativo n. 33/2013 ha dato attuazione alle disposizione contenute nella legge anticorruzione n. 190 del 2012 approvata dal Governo Monti. La legge aveva previsto la realizzazione di un decreto rendesse più trasparenti le amministrazioni pubbliche e allargare le maglie della burocrazia. Il decreto del 20 aprile, n.33 del 2013, ha appunto richiamato le amministrazioni di ogni livello a rendere accessibili tutte le informazioni pubbliche a chiunque lo richieda e di facilitare l’accesso ad esse.

 

I cittadini hanno il diritto di conoscere i risultati di una gara di appalto, di un concorso, i dati relativi alla lunghezza delle liste di attesa degli ospedali ed il numero dei dipendenti che sono in organico in un determinato ente pubblico e a quanto ammonta il compenso che viene pagato. Il decreto prevede che l’accesso a queste notizie venga facilitato, quindi le pubbliche amministrazioni dovranno renderle accessibili in rete e rendere intuibile e facilmente raggiungibile la sezione dedicata, chiamandola in modo univoco “amministrazione trasparente“.

Il decreto ha raccolto una serie di obblighi già previsti per legge in altri provvedimenti e ne ha aggiunti di nuovi. Una novità riguarda la natura delle informazioni online che devono essere tempestive, aggiornate, riutilizzabili e di facile individuazione. Inoltre una delle principali novità è l’inserimento di nuove voci nell’elenco delle informazioni obbligatoriamente da condividere da parte delle pubbliche amministrazioni. Sulla scia delle polemiche e degli scandali, il decreto ha previsto di rendere pubblici i redditi degli eletti.

Inoltre il DL n.33/2013 prevede che possa essere resa pubblica anche la situazione patrimoniale del coniuge dell’eletto e dei suoi parenti fino al secondo grado, ma solo in caso di consenso dell’interessato. Se l’eletto si rifiuta di pubblicare la propria situazione patrimoniale, essa non sono sarà messa online, ma sarà comunque  pubblicizzato il suo rifiuto.

Uno dei principali provvedimenti previsti a seguito degli scandali dei costi della politica riguarderà i rendiconti dei gruppi consiliari e regionali, che dovranno provvedere a redigerli e pubblicarli. Nel caso in cui questi organi non adempiano all’obbligo, il loro budget disponibile verrà decurtato del 50%.

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