Direttiva Bolkestein per le liberalizzazioni

di Giuseppe Aymerich Commenta

La direttiva comunitaria n. 123/2006 è stata recepita nell’ordinamento italiano con il varo di un decreto del Consiglio dei Ministri..

La direttiva comunitaria n. 123/2006 (cosiddetta “Bolkestein” dal nome del commissario che l’ha fortemente voluta) è stata recepita nell’ordinamento italiano con il varo di un decreto del Consiglio dei Ministri.

In realtà, prima che sia operativo occorreranno diversi provvedimenti attuativi, ma già oggi conosciamo in termini generali il contenuto del decreto e le conseguenze che apporterà.


Lo scopo della direttiva è quella di eliminare o semplificare gli intoppi burocratici privi di reali motivazioni che ostacolano l’apertura o l’ampliamento di un’attività economica. Per esempio, è stato ridotto il numero dei casi in cui, prima di avviare un’attività commerciale, occorrerà presentare con un mese di anticipo la denuncia di inizio attività al Comune oppure occorrerà addirittura chiedere un’autorizzazione.

Per aprire esercizi commerciali di vicinato (cioè con superficie ridotta) sarà sufficiente la DIA, mentre scompare il contingentamento per le edicole: ognuno potrà aprirne una senza limitazioni, salvo che il Comune non introduca limitazioni a tutela dei quartieri storici.

Sulla stessa scia, inoltre, sarà possibile aprire spazi ristorativi all’interno di club privati e altri locali “ad accesso ridotto” con la semplice DIA, mentre per aprire bar o ristoranti rivolti al pubblico continuerà ad occorrere la richiesta di autorizzazione, che però potrà essere negata solo per tutelare i centri storici o i luoghi culturali.


L’aspetto però forse più significativo è l’abolizione di numerosi ruoli tenuti presso le Camere di Commercio: scompaiono i registri degli agenti di commercio, dei mediatori e degli spedizionieri. In futuro sarà quindi possibile esercitare queste attività senza esami preliminari o formazione specifica.

Infine, maggiore trasparenza nei rapporti con i clienti, soprattutto dal lato delle tariffe, dovrebbe riguardare gli ordini professionali, ma sulla questione si attendono chiarimenti.

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