Nuovo calo di rendimento per i Bot, ai minimi storici

di Luca Bruno Commenta

I segnali che siamo di fronte ad un periodo particolarmente difficile dal punto di vista finanziario si avvertono anche nell'andamento di..

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I segnali che siamo di fronte ad un periodo particolarmente difficile dal punto di vista finanziario si avvertono anche nell’andamento di settori tradizionali del mercato borsistico ed azionario come quello dei Bot e Cct.

Secondo le ultime notizie apparse in questi giorni, e che a ricercare negli archivi rimbalzano analoghe news di circa un mese fa, l’andamento degli interessi sui Bot (Buoni Ordinari del Tesoro), che già negli scorsi mesi era in decisa calata, ha toccato nelle aste di questi giorni un altro dei minimi storici, piazzandosi, secondo i dati forniti dalla ASSIOM (Associazione Italiana Operatori Mercati dei Capitali) e riportati dal quotidiano Sole 24ore, ad un rendimento semplice dello 0,48%, in ulteriore calo rispetto ai dati forniti il mese scorso.


Analoghi risultati, sempre secondo la stessa fonte, lo hanno i Ctz (Certificati del Tesoro Zero Coupon) che piazzano invece un rendimento netto attestato intorno all’1,29%.

Il segnale di per se potrebbe semplicemente far pensare, come molti commentatori sostengono, che è finita l’epoca d’oro degli investimenti nei Bot da parte dei risparmiatori, che nei decenni a cavallo tra gli anni ’70 ed ’80 avevano invece una vera e propria passione per i titoli di stato, secondi nel campo degli investimenti soltanto alla casa, ma quello che fa più riflettere è la notizia che i titoli di stato sono stati per lo più piazzati agli investitori istituzionali.

Sono sempre di più cioè le banche e le finanziarie che investono sui BOT e sempre meno i privati.
Questo impone due ordini di riflessione: da un lato evidenzia che i risparmiatori privati diffidano di affidare i loro risparmi a tutti quei settori legati alle operazioni in Borsa, che sono ritornate ad essere considerate (giustamente peraltro, visti i disastri di questi anni) particolarmente rischiose, anche se si tratta i titoli di Stato e quindi in definitiva quasi sempre più sicuri.

Dall’altro lato evidenzia da parte di banche ed istituti di credito la tendenza a “parcheggiare” il denaro in investimenti sicuri anche se decisamente poco remunerativi piuttosto che accettare il rischio di aprirsi verso l’esterno concedendo credito e finanziamenti alle imprese ed ai privati.

Una paura ed una diffidenza magari giustificata, visto che il rischio oggi è notevole, ma che in ogni caso non farà che deprimere ulteriormente proprio l’iniziativa di coloro che, nonostante la paura e le difficoltà potrebbero essere in grado di sviluppare imprese in crescita, ma che senza accesso al credito continuano ad avere le mani legate.

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