Investire nel settore tecnologico

di Giuseppe Aymerich Commenta

La tempesta sui mercati finanziari di tutto il mondo sembra solo un ricordo, e il 2010 dovrebbe essere l’anno di una generalizzata ripresa..

La tempesta sui mercati finanziari di tutto il mondo sembra solo un ricordo (sebbene pericolosi sussulti tornino a farsi sentire di tanto in tanto), e il 2010 dovrebbe essere l’anno di una generalizzata ripresa.
Com’era facile da immagine, gli analisti hanno studiato attentamente la situazione al fine di individuare i settori che, più di altri, offrono maggiori prospettive di guadagni per gli investitori.


Uno dei maggiori esperti del nostro Paese, Stefano Rossi (amministratore delegato della società Edmond de Rotschild), intervistato dal periodico Plus24, offre i suoi consigli a chi ama giocare in Borsa ma non se la sente di affidarsi solo al proprio intuito.
Innanzitutto, Rossi punta le sue carte sulle azioni rispetto alle obbligazioni: più rischiose ma, nei casi di successo, molto più redditizie. Per moderare il rischio, tuttavia, occorre individuare i settori con maggiori possibilità positive.

L’analista segnala i settori a suo giudizio più appetitosi per gli investimenti azionari: innanzitutto, i produttori di semiconduttori e altre tecnologie altamente innovative; in secondo luogo, le industrie specializzate negli schermi a cristalli liquidi e nella sempreverde industria farmaceutica, che ha subito degli ingiustificati deprezzamenti negli anni passati che ora dovrebbero rientrare.

Rossi sconsiglia invece severamente di investire nel settore bancario e finanziario: a suo giudizio, le scorie, le magagne e le fragilità esplose con la crisi non si sono ancora riassorbite, e anche il nuovo anno potrebbe destare molte sorprese spiacevoli in questo particolare ambito.


Per chi, invece, preferisce sacrificare la redditività a favore della sicurezza, gli investimenti obbligazionari rimangono una soluzione adeguata. L’ideale sarebbe rivolgersi ai titoli privati e lasciar stare i titoli pubblici, soprattutto quelli emessi dalle nazioni che si sono dimostrate più fragili nei lunghi mesi di recessione (Gran Bretagna, Spagna, Stati Uniti, Giappone e altri ancora).

Rispondi