Valore di realizzo delle rimanenze

di Giuseppe Aymerich Commenta

Nel bilancio d’esercizio possiamo indicare le rimanenze secondo il costo effettivamente sostenuto per ciascuna di esse oppure applicando uno dei metodi di stima ammessi dal legislatore..

Nel bilancio d’esercizio possiamo indicare le rimanenze secondo il costo effettivamente sostenuto per ciascuna di esse (metodo del costo specifico) oppure applicando uno dei metodi di stima ammessi dal legislatore (FIFO, LIFO o media ponderata, secondo le varianti “continua” e “a scatti”). Se però il costo così determinato risultasse superiore al “valore di realizzo”, in bilancio dovremo indicare quest’ultimo, svalutando le rimanenze.


Il valore di realizzo non è sempre semplice da individuare: il discorso va infatti differenziato secondo la tipologia delle rimanenze di magazzino. Possiamo infatti individuare cinque categorie differenti: materie prime, merci, semilavorati, prodotti in corsi di lavorazione e prodotti finiti.

Per l’esattezza, parliamo di “merci” a proposito di beni acquistati per essere rivenduti così come sono e di “prodotti” con riferimento a beni realizzati con processi di trasformazione interna. Ricordiamo, inoltre, che i “prodotti in corso di lavorazione” sono beni il cui processo di trasformazione deve essere portato a termine e che al momento sono inutilizzabili, mentre i “semilavorati” sono componenti che potrebbero essere cedute sul mercato anche così come sono.

Ebbene, il valore di realizzo attribuibile a materie prime e merci è quello di mercato, senza particolari considerazioni.

Per i prodotti finiti, invece, individuiamo la sommatoria del valore delle materie impiegate e degli altri costi diretti sostenuti (come la manodopera), più una quota ragionevole dei costi indiretti (amministrazione, marketing, oneri finanziari…) attribuibili a quella specifica produzione, meno i costi che possiamo prevedere sosterremo per la loro cessione.


Infine, per semilavorati e prodotti in corso di lavorazione possiamo applicare la stessa formula valida per i prodotti finiti, sottraendo però dal risultato complessivo i “costi di completamento”, ossia i costi che possiamo ipotizzare dobbiamo ancora sostenere per arrivare, appunto, al prodotto finito.

Rispondi