Operativo l’Arbitro delle controversie bancarie

di Giuseppe Aymerich Commenta

Dal 15 ottobre scorso ha iniziato ad operare una nuova figura che si frappone nelle controversie riguardanti i consumatori e le banche..

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Dal 15 ottobre scorso ha iniziato ad operare una nuova figura che si frappone nelle controversie riguardanti i consumatori e le banche o gli altri intermediari finanziari: si tratta dell’Arbitro bancario e finanziario.

Salvo alcune eccezioni, il suo raggio di competenza è generale: si può occupare, cioè, di qualsiasi lite che vede contrapposti cittadini e banche. Quali sono le eccezioni? L’Arbitro non può occuparsi di questioni relative a titoli quotati, credito al consumo, leasing e factoring, né di pratiche il cui valore monetario sia superiore a centomila euro.


Il ricorso all’Arbitro non è obbligatorio, ma certo consigliato: la legge prevede infatti che egli emetta il suo verdetto entro pochi mesi. Anche i costi sono modesti: il consumatore deve versare venti euro, che gli saranno risarciti dalla banca qualora il verdetto gli sia favorevole.
In tutti i casi, se la soluzione proposta dall’Arbitro non fosse gradita ad una o ad entrambe le parti, è sempre possibile ricorrere in seguito ai tribunali.

Per attivare l’Arbitro, è necessario innanzitutto rivolgersi alla banca per cercare un accordo con la stessa; in mancanza di risoluzione, il consumatore può in seguito inviare un’istanza all’Arbitro competente per territorio, individuato sulla base del domicilio del cittadino stesso.


Esistono infatti tre sedi distinte: Milano (con competenza per l’intero Nord), Roma (con competenza nel Centro e per i residenti all’estero) e Napoli (con competenza per il Sud).
Più che Arbitro, in realtà, si dovrebbe parlare di “collegio arbitrale”: esso infatti è costituito da diversi esperti, rappresentativi sia dell’ABI (l’Associazione Bancaria Italiana) che delle principali associazioni di consumatori, al fine di soddisfare i rispettivi, e spesso confliggenti, interessi.

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