Forte crescita dei depositi bancari

di Giuseppe Aymerich Commenta

Secondo un’indagine diffusa dal centro studi della Banca d’Italia, nel pieno della crisi gli italiani hanno riscoperto il valore della liquidità..

depositi bancari

Secondo un’indagine diffusa dal centro studi della Banca d’Italia, nel pieno della crisi gli italiani hanno riscoperto il valore della liquidità.

Si è dunque registrato un notevole incremento delle somme tenute a disposizione presso la propria banca di fiducia, principalmente sotto forma di conti correnti e libretti di risparmio, a discapito degli investimenti in titoli di Stato, azioni, obbligazioni e fondi patrimoniali vari.


In realtà, il fenomeno non sorprende. Gli italiani, da sempre, sono noti per essere un popolo di formiche rispetto alle famiglie di altre nazioni sviluppate in cui le ricchezze sono più frequentemente investite in titoli finanziari.

A questa tendenza atavica va poi aggiunto l’effetto della crisi, che ovviamente ha spinto anche i più spericolati investitori a dismettere buona parte del patrimonio mobiliare e a cercare rifugio nel denaro liquido, più sicuro, più intangibile e, soprattutto, più disponibile quando ve ne fosse la necessità.


La contropartita, naturalmente, è costituita da una redditività molto bassa e dalla tassazione massima prevista in ambito di redditi di capitale (aliquota sostitutiva del 27%).
Ma vediamo i dati numerici.

L’analisi è stata condotta prendendo in considerazione l’arco di un anno, dall’agosto 2008 all’agosto 2009: in questi dodici mesi, la consistenza dei depositi bancari è cresciuta del 6,9%, portando l’ammontare totale dei depositi ad oltre 585 miliardi di euro. La macroarea geografica in cui l’incremento è stato più elevato è il Nord-Est (+ 8,6%), mentre al lato opposto abbiamo il Sud (+5,9%).

A livello locale, invece, la provincia con l’aumento maggiore è stata Rimini (+17,2%), e in generale l’Emilia-Romagna è la Regione che vede più proprie province nella parte alta della classifica.

In fondo, invece, c’è la Sardegna, cui sette province sono disseminate negli ultimi otto posti della graduatoria; all’ultimo posto, la provincia di Olbia-Tempio (-22,3%).

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