Commissione di massimo scoperto rimpiazzata da nuovi oneri

di Giuseppe Aymerich Commenta

La resistenza delle banche italiane è sempre stata fortissima, e così i governi di ogni colore politico hanno dovuto sudare sette camicie per vietare la famigerata commissione di massimo scoperto..

associazione bancaria italiana

La resistenza delle banche italiane è sempre stata fortissima, e così i governi di ogni colore politico hanno dovuto sudare sette camicie per vietare la famigerata commissione di massimo scoperto.

Si trattava di un onere aggiuntivo, da sommarsi agli interessi passivi, con il quale gli istituti di credito addebitavano al cliente il cui conto corrente andava in rosso un costo supplementare, calcolato moltiplicando il valore più negativo registrato sul c/c (il massimo scoperto, appunto) per un tasso prestabilito dalla banca stessa.


Un vero e proprio balzello, sgraditissimo a cittadini e imprese e particolarmente lucroso per le banche.
Infine, l’applicazione di tale commissione è stata finalmente vietata; ma le banche sono corse ai ripari, inventando nuovi sistemi per penalizzare i cittadini col conto in rosso, arrivando, nella sostanza, ad addebitargli anche più di quanto avveniva prima.

La denuncia proviene dal Garante Antitrust, che dopo aver indagato a lungo le regole applicate da sette fra le principali banche del Paese, ha inviato una dettagliata segnalazione al Governo. Le nuove regole hanno un funzionamento spesso complicato e poco trasparente, ma, di fatto, in cinque casi sui sette analizzati sono peggiorativi per i clienti privi di fido e sette volte su sette se il fido è presente. Addirittura, in un’ipotesi (che non è stata però specificata apertamente) il costo addebitabile può arrivare ad essere quindici volte superiore.


L’analisi ha suscitato l’indignazione delle associazioni dei consumatori, che promettono l’avvio di class actions e la richiesta di risarcimenti “di almeno un miliardo” (come hanno dichiarato i vertici della Codacons). Perplessità, invece, sono state espresse dall’ABI, l’Associazione Bancaria Italiana, che non è convinta delle tecniche di rilevazione dei dati utilizzate dal Garante.

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