Accettazioni bancarie

di Giuseppe Aymerich Commenta

Fino a qualche anno fa erano considerati uno dei più innovativi contratti bancari arrivati nel nostro Paese dal mondo..

Fino a qualche anno fa erano considerati uno dei più innovativi contratti bancari arrivati nel nostro Paese dal mondo anglosassone, ma oggi sembrano già stati superati da altre tipologie di rapporti giuridici più moderni; e in realtà in Italia le accettazioni bancarie hanno sempre avuto una diffusione tutto sommato modesta.

E, tuttavia, sono molti gli esperti che trovano in esse delle notevoli potenzialità latenti, e non si può quindi escludere che un giorno esse possano rinascere a novella vita.


In sostanza, a monte vi è un accordo fra la banca e un suo cliente (in genere un correntista), il quale ha già chiesto e ottenuto un fido commisurato alle sue esigenze e alle garanzie offerte.


Il cliente emetterà a favore dei terzi delle cambiali di tipo tratta come pagamento per i suoi debiti; il trattario dell’operazione è la stessa banca, che già si è impegnata a priori ad accettare qualsiasi cambiale (purché emessa all’interno dei limiti del fido), divenendo in questo modo l’obbligato in via principale.
Alla scadenza la banca pagherà l’ammontare della tratta al terzo e poi addebiterà lo stesso importo al correntista, aggiungendo le commissioni e gli interessi passivi sulla somma anticipata.

Le potenzialità dell’accettazione consistono nel fatto che la banca è, per ovvi motivi, un obbligato fidato e pienamente solvibile.

È perciò evidente che se un imprenditore, non potendo pagare immediatamente una fornitura, se emettesse un pagherò o una tratta in cui il trattario sia Pinco Pallino, incontrerebbero molte difficoltà ad ottenere il consenso del fornitore. Se invece il trattario è una banca, il fornitore si sentirà tranquillo e approverà la soluzione.

Le accettazioni bancarie appaiono dunque uno strumento attraente e di facile spendibilità sul mercato, sebbene finora in Italia la fortuna non gli abbia mai arriso molto.

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