Stipendi troppo bassi in Italia

di Francesco Di Cataldo Commenta

Una cifra che scende al di sotto dei 1.000 euro per il 60,7% degli operai non specializzati e per il 39,9%..

Negli ultimi cinque anni i lavoratori dipendenti hanno perso quasi 1.900 euro di potere d’acquisto con un crollo del valore della loro busta paga rispetto al carovita concentrato nel 2002-2003: l’allarme salari è stato lanciato dall’Ires-Cgil che con la ricerca “Salari in difficoltà” ha sottolineato come un lavoratore dipendente con un reddito di 24.890 euro (media 2007) abbia perso cumulativamente dal 2002, circa 1.210 euro rispetto all’inflazione e 686 euro per la mancata restituzione del fiscal drag con una perdita complessiva di 1.896 euro.




L’indagine ha elaborato anche l’andamento dei salari rispetto all’inflazione dal 1993, anno dell’accordo confederale sulla politica dei redditi, evidenziando come negli ultimi quattordici anni sia stata garantita la difesa del potere d’acquisto senza però riuscire sostanzialmente a distribuire i guadagni di produttività.

Se infatti l’inflazione nel periodo è cresciuta in media annua del 3,2% le retribuzioni sono aumentate, sempre in media annua del 3,4%, con differenze sostanziali tra i diversi comparti (i salari dei metalmeccanici sono cresciuti del 3,2% a fronte del 3,9% del commercio e del 3,6% delle amministrazioni pubbliche mentre i salari agricoli sono rimasti inchiodati al 2,2%).

I dati sottolineano quindi come il modello nato nel 1993 abbia bisogno di una manutenzione.

La perdita del potere d’acquisto si concentra nel 2002 (532 euro persi oltre a 171 di mancata restituzione del fiscal drag) e nel 2003 (1.298 euro persi oltre a 151 di fiscal drag) mentre una ripresa delle retribuzioni si segnala dal 2005 (+312 euro ridotte però da 118 euro di mancato fiscal drag) quando gli aumenti salariali hanno cominciato a tenere conto non più solo dell’inflazione programmata ma di quella effettiva.

Se si fa un confronto internazionale tra il 1998 e il 2006 la scarsa dinamicità delle retribuzioni italiane risulta ancora più evidente: fatto 100 il 1998 infatti le retribuzioni italiane lorde di fatto reali nel 2006 erano a quota 102,6 contro quota 110,1 dell’area euro, 115,9 della Francia e 118,4 del Regno Unito mentre la Germania (che partiva però da retribuzioni molto più alte) segna quota 105,9.

Un dato che però risente anche dell’andamento della produttività in Italia, cresciuta di appena 2,9 punti dal 1998 al 2007 a fronte dei 20 punti inglesi, dei 12,5 della Francia e degli 8,4 della Germania.

Se poi si considerano le retribuzioni nette a valori 2005 le retribuzioni medie italiane nel settore dei beni e dei servizi destinati alla vendita risultano il fanalino di coda insieme alle spagnole con 16.538 euro a fronte dei 30.774 del Regno Unito, dei 23.942 euro della Germania e i 21.470 della Francia.

Infine l’Ires sottolinea come nell’industria italiana il 66,2% dei lavoratori e il 90% delle lavoratrici prendano in busta paga meno di 1.300 euro al mese. Una cifra che scende al di sotto dei 1.000 euro per il 60,7% degli operai non specializzati e per il 39,9% degli impiegati generici.

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