Stato dell’assistenza ai cittadini non autosufficienti

di Giuseppe Aymerich Commenta

Il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, ha illustrato l’attuale situazione italiana riferita ai cittadini non autosufficienti per motivi di età e/o salute..

Il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, ha illustrato l’attuale situazione italiana riferita ai cittadini non autosufficienti per motivi di età e/o salute, rivelando molte preoccupazioni se si guarda al futuro.

Secondo l’analisi del ministro, infatti, i cittadini che oggi hanno più di sessantacinque anni sono il 20% della popolazione, ma supereranno il 33% entro i prossimi quarant’anni. Inevitabile, quindi, che la percentuale dei non autosufficienti sia destinata a crescere progressivamente, sebbene già oggi lo stato dei conti pubblici sia in affanno. Circa l’1,13% del prodotto interno lordo, infatti, è impiegato in questo settore.


Oggi i cittadini non autosufficienti sono circa due milioni, ma per la loro assistenza l’Italia si divide in due. Va premesso che, oltre all’indennità di accompagnamento, l’assistenza pubblica è prestata con i ricoveri ospedalieri e con i servizi integrati sul territorio: i primi costano nettamente di più e non sempre sono necessari.

Le Regioni del Centro-Nord, secondo Sacconi, presentano oggi i conti in ordine: con gli anni sono stati drasticamente tagliati i ricoveri ed è stata potenziata l’assistenza domiciliare. Nelle Regioni del Centro-Sud, invece, si verifica la situazione opposta, con notevoli profili di rischio sulla tenuta finanziaria. La qualità dei servizi offerti, inoltre, appare qualitativamente inferiore proprio nel Mezzogiorno.


Quanto all’indennità di accompagnamento, il rapporto del ministro indica come le richieste siano più forti proprio là dove i servizi domiciliari sono più carenti, e quindi, ancora una volta, nel Meridione.
Quanto all’esercito delle badanti e degli altri assistenti privati, si stima che siano oggi circa 770.000, per lo più di passaporto straniero. Di costoro, almeno il 70% è privo di un contratto di lavoro regolare.

Fonte: La Repubblica

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