Relazione del presidente all’assemblea della Consob

di Giuseppe Aymerich Commenta

Lamberto Cardia, presidente della Consob, ha presentato nei giorni scorsi all’assemblea generale la consueta relazione annuale..

consob

Lamberto Cardia, presidente della Consob, ha presentato nei giorni scorsi all’assemblea generale la consueta relazione annuale.

La Consob, organismo indipendente con il compito di sovrintendere alla Borsa Italiana e agli altri mercati regolamentati, si trova in una posizione privilegiata per osservare i movimenti e le problematiche delle grandi imprese italiane, e infatti la relazione annuale del presidente riscuote sempre una certa attenzione da istituzioni e associazioni di categoria.


Anche Cardia, come d’altronde moltissime altre personalità prima di lui, ha posto l’accento sulla grave crisi di liquidità che affligge soprattutto le aziende di piccole e medie dimensioni, derivante dall’atteggiamento di chiusura e di sfiducia delle banche in un periodo così difficile.

Il presidente della Consob, anzi, ha parlato del rischio di “asfissia finanziaria” che potrebbe portare al soffocamento di migliaia di realtà imprenditoriali di per sé sane.


Cardia ha puntato l’indice verso le banche anche per un altro motivo: la lentezza nell’accogliere le direttive europee che impongono alle stesse di prestare i loro servizi ponendo la soddisfazione del cliente come linea-giuda principale.

Nella sua relazione, il presidente ha chiesto al legislatore di estromettere le società calcistiche da Piazza Affari: le troppe indiscrezioni e i rumours quotidiani sulle grandi squadre di Serie A creano continui sbalzi di valore dei rispettivi titoli con spiacevoli effetti a catena sul sistema delle quotazioni.

Infine, Cardia ha rivelato una brusca variazione negli investimenti degli italiani: come prevedibile di questi tempi, infatti, molti concittadini preferiscono gli investimenti sicuri, anche se poco redditizi, rispetto a quelli più rischiosi.

Alla fine del 2008 il 62% degli investimenti degli italiani erano pertanto concentrati su titoli di Stato, conti correnti e libretti di risparmio, contro il 51% di un anno prima.

Rispondi