Progressivo impoverimento dei lavoratori

di Giuseppe Aymerich Commenta

Una cosa è la percezione comune, spesso deviata da fattori soggettivi, e un’altra sono le statistiche ufficiali..

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Una cosa è la percezione comune, spesso deviata da fattori soggettivi, e un’altra sono le statistiche ufficiali: ma ora che anche la Banca d’Italia lo ha confermato, la sensazione di generale impoverimento di impiegati ed operai non può più essere considerata una chiacchiera da bar.

Il Centro Studi della nostra Banca Centrale, infatti, ha pubblicato i risultati di un’approfondita ricerca macroeconomica sul reddito dei lavoratori esaminando l’arco temporale che va dai giorni dell’ultima, pesante svalutazione della lira (1993) fino al 2006.


L’analisi prende in considerazione il cosiddetto “reddito disponibile equivalente”, un indicatore calcolato mediante complesse formule ponderate e comunque sostanzialmente definibile come la ricchezza di ognuno indicata in termini omogenei e con riferimento non al singolo individuo bensì al suo nucleo familiare.


Ebbene, mentre nell’arco temporale considerato il reddito disponibile equivalente è cresciuto, sia pure a livelli non eccessivi, per i lavoratori autonomi (professionisti e imprenditori) del 2,6% annuo e per i dirigenti dell’1,5% annuo, sono le fasce più deboli della popolazione a doversi lamentare per una crescita irrisoria: 0,6% per gli operai, addirittura 0,3% per gli impiegati. Sorprende in positivo, invece, il dato di un’altra fascia a rischio, i pensionati, il cui incremento è stato dell’1,6% annuo.

Considerando, dunque, come “poveri” coloro il cui reddito è inferiore al 60% del livello medio, gli impiegati rientranti in questa definizione sono dunque saliti dal 7 all’8% e gli operai addirittura dal 27 al 31%. Variazioni in senso inverso, invece, per le altre categorie.

Va anche detto, comunque, che questi dati arrivano come accennato fino al 2006 e dunque ben prima dello scoppio della grande crisi, che dovrebbe aver accomunato nella sventura tutte le categorie.

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