Pressione fiscale e debito pubblico a livelli record

di Giuseppe Aymerich Commenta

Le stime del Governo sui conti pubblici, formulate in occasione del DPEF della scorsa primavera, devono purtroppo essere..

Le stime del Governo sui conti pubblici, formulate in occasione del DPEF della scorsa primavera, devono purtroppo essere ulteriormente riviste al ribasso.

Il crollo del PIL prosegue e si aggrava (per il 2009 si prevede un’involuzione forse del 2% della produzione nazionale) e quindi, nonostante la scelta di non ricorrere per l’ennesima volta alla crescita del debito pubblico pur di fronteggiare la crisi, il rapporto fra lo stesso e il PIL dovrebbe attestarsi al 111,2%, sopravanzando di oltre cinque punti rispetto al 2008 e vanificando i piccoli miglioramenti che lentamente si erano raggranellati negli anni precedenti.


Ricordiamo, per inciso, che il debito pubblico permane saldamente al terzo posto nel mondo come valore assoluto, e che gli interessi complessivi che ogni anno lo Stato deve pagare agli investitori sono circa il doppio rispetto ad altre nazioni come la Francia o la Germania.
Anche il rapporto fra deficit annuo e PIL, di cui si programmava il definitivo azzeramento per gli anni a venire, dovrebbe nel 2009 salire dal 2,6% al 3,7% (i parametri di Maastricht richiedono una soglia massima del 3%).
Ma il dato forse più notevole, e più vicino al comune cittadino, riguarda la pressione fiscale, che nel 2009 dovrebbe toccare il livello del 43,3% rispetto al reddito pro-capite, la stessa percentuale toccata nel 2007 e lievemente ridiscesa lo scorso anno. Solo nel 1997 (l’anno della famigerata Eurotassa) si era toccato un livello più elevato, il 43,7%.


I pesanti dati, contenuti nella bozza del Programma di Stabilità che il ministro delle Finanze Giulio Tremonti sta preparando per inviarlo a Bruxelles, sembrano tingere di tinte sempre più fosche il quadro della nostra economia, anche se il ministro smentisce nuovamente l’ipotesi di un ritocco alla Finanziaria triennale varata l’estate scorsa.

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