Mercato mondiale dell’auto

di Giuseppe Aymerich Commenta

Le recentissime scissioni all’interno del gruppo Fiat sono solo l’ultimo segnale della principale tendenza che interessa l’industria automobilistica negli ultimi anni..

Le recentissime scissioni all’interno del gruppo Fiat sono solo l’ultimo segnale della principale tendenza che interessa l’industria automobilistica negli ultimi anni: un sostanziale decremento della produzione nei mercati tradizionali e più avanzati, e cioè Europa e Nordamerica, e una progressiva delocalizzazione verso territori che vivono oggi il boom della auto nuove che noi avemmo mezzo secolo fa.


Sono infatti il Sudamerica (in particolare il Brasile) e, soprattutto, l’Asia, a rappresentare mercati sterminati e in piena espansione.

Qualche numero aiuta a capire: dal 1999 al 2009 le automobili prodotte annualmente nell’Unione Europea (nella vecchia versione a quindici componenti) sono scese del 27,7%, da 16,9 milioni a 12,2, mentre fra Nordamerica e Messico il decremento è stato addirittura del 50,3%. Guardando all’Italia, poi, abbiamo un dimezzamento (-50,4%), derivante per lo più dallo spostamento in Polonia della maggior parte delle fabbriche di componentistica.

In effetti, la scissione del processo produttivo automobilistico (in tempo fortemente accentrato) e la sua trasformazione in un’opera di assemblaggio di componenti realizzate da fabbriche diverse è una realtà ormai universale e consolidata.

Cosa avviene, invece, altrove? In Sudamerica la produzione nel decennio considerato è salita da 1,7 a 3,8 milioni (+124,5%), mentre in Asia la crescita è stata dell’88,2%. Ma all’interno del gigantesco continente, le situazioni cambiano da Paese a Paese: e la parte del leone la fa la Cina, che ha registrato in dieci anni un incredibile + 653,6%.


A servire gli abitanti sono sia le fabbriche locali che le filiali delle industrie occidentali. D’altronde, il costo del lavoro del personale di un’industria automobilistica è ben diverso: se in Italia è di 22,40 euro l’ora e in Germania il valore record arriva a 30,24 euro, in Cina lo stesso valore precipita a 1,73 euro l’ora.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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