Medici e infermieri stranieri in aumento

di Giuseppe Aymerich Commenta

Nel nostro Paese, il lavoro per chi opera nel settore sanitario non manca..

Nel nostro Paese, in cui l’assistenza sanitaria è garantita a tutti i cittadini e in cui il numero degli anziani tende a salire, il lavoro per chi opera nel settore sanitario non manca.
Tuttavia, le nostre università non riescono a sfornare un numero di operatori sufficienti rispetto alla domanda: d’altronde, il percorso di studi è molto lungo e selettivo.


Cosicché, il ricorso agli stranieri è inevitabile e sempre più massiccio: secondo le stime dell’associazione Ipasvi, che raggruppa gli infermieri, il 10% delle persone iscritte non ha la cittadinanza italiana.
Prevalgono i comunitari, provenienti soprattutto dall’Europa orientale: in particolare rumeni (i più numerosi, con oltre undicimila infermieri) e polacchi, ma non mancano tedeschi e francesi. Parecchi anche gli extracomunitari: Svizzera, Perù, India e Albania sono le nazioni d’origine più comuni.
Proprio a causa della carenza di medici e infermieri, le procedure per l’immigrazione seguono un percorso privilegiato, come d’altronde anche per altri profili specializzati come ricercatori scientifici, ingegneri e perfino calciatori.

Innanzitutto, la procedura segue un iter più rapido (una media di trenta giorni contro i duecentonovantuno di un immigrato qualunque); inoltre, del riconoscimento dei titoli acquisiti all’estero se ne occupa direttamente il ministero della Sanità (senza passare per le università), con ulteriore velocizzazione.


La procedura inizia con la volontà di assunzione di una clinica o di un’altra struttura: lo straniero deve procurarsi tutti gli attestati ottenuti al suo Paese (insieme ad una copia tradotta in italiano) e presentarli al consolato italiano in loco, dopodiché se tutto è a posto non gli resterà che arrivare in Italia. Per gli extracomunitari, comunque, il discorso è un po’ più lungo.
Va però segnalato un problema: per i concorsi pubblici al S.S.N. un requisito indispensabile è la cittadinanza italiana.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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