Le difficoltà della giustizia tributaria

di Giuseppe Aymerich Commenta

La competenza generale ed esclusiva sulle controversie che vedono contrapposte il Fisco e i contribuenti è affidata agli organi di..

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La competenza generale ed esclusiva sulle controversie che vedono contrapposte il Fisco e i contribuenti è affidata agli organi di giustizia tributaria: le commissioni provinciali e regionali per i primi due gradi di giudizio (il terzo grado, ovviamente, è proprio della Cassazione) e il Consiglio di Presidenza che sovrintende al sistema e riferisce con proprie relazioni periodiche al ministero della Giustizia e al parlamento.


E sono ormai noti i contenuti della prossima relazione, che mette in luce numerosi punti critici in cui si dibatte oggi la giustizia tributaria. Il primo problema è dato, qui come in moltissimi altri comparti pubblici, nelle carenze di organico: al 31 dicembre 2008, i giudici tributari erano 4.484, con una carenza di oltre il 50% rispetto al previsto.

E i vuoti di organico riguardano anche il personale, sia pure in misura minore: 2.225 dipendenti per le varie funzioni di segreteria contro 2.486 unità necessarie.


E per far funzionare la macchina della giustizia tributaria, il carburante (cioè, le risorse a disposizione) scarseggia sempre più, considerati i continui tagli apportati anno dopo anno.

Lo dimostrano anche i compensi riconosciuti ai magistrati, molto bassi rispetto alla media. Basti dire che per l’attività di estensione di una sentenza è riconosciuto un compenso di 11,50 euro.

Problemi segnalati già da anni, ma nel 2008 è emersa anche un’altra questione: il ritorno a crescere del numero dei contenziosi. Dopo diversi anni, infine, in cui le cause pendenti erano sostanzialmente stabili intorno al totale di 610.000, al 31 dicembre il numero è salito a 641.349, nonostante l’introduzione di nuovi strumenti, come l’adesione ai verbali e all’invito al contraddittorio, la cui finalità è proprio quella di ridurre i ricorsi alle commissioni tributarie.

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