Laureati italiani: pochi e disoccupati

di Giuseppe Aymerich Commenta

Le statistiche dell’OCSE non lascino troppi dubbi..

Le statistiche dell’OCSE non lascino troppi dubbi: l’Italia si classifica agli ultimi posti fra i Paesi avanzati sullo spinoso tema dell’istruzione universitaria.

Ad oggi, infatti, solamente il 2,4% della popolazione vivente vanta il sospirato diploma di laurea, contro il 33,5% dei cittadini statunitensi o il 14,7% dei giapponesi. Né il Belpaese si riscatta concentrando l’attenzione sulle giovani generazioni, che hanno molte maggiori possibilità dei genitori e dei nonni: oggi come oggi, infatti, soltanto un ragazzo su tre ottiene la laurea.


Ma anche chi vi arriva, in effetti, non può dormire sugli allori. A distanza di tre anni, infatti, in Italia lavorano 86,6 laureati su 100, contro la media OCSE del 90% circa; in campo femminile, dopo i fatidici tre anni lavorano il 76,1% delle italiane laureate, contro il 79,9% della media OCSE.

I problemi seriamente sentiti dagli addetti ai lavori sono numerosi, e tutt’altro che nuovi e inaspettati. Si va dalle scarsissime risorse destinate all’istruzione e alla ricerca (poco oltre il 4% del PIL, mentre la media OCSE del 5,7%… solo la Slovacchia è messa peggio) ai modesti collegamenti fra il sistema scolastico e universitario con il mondo delle imprese.

Né si può essere soddisfatti del sistema del “tre più due”: a dieci anni dalla sua introduzione, tutti concordano che le lauree triennali sono quasi inutili, dato che le aziende cercano praticamente solo chi vanta la laurea specialistica.


Infine, uno sguardo al panorama internazionale. Nella prestigiosa graduatoria fra le migliori università del mondo pubblicata annualmente, il primo ateneo italiano (Bologna) si classifica soltanto 176°, seguito dalla Sapienza al 190° posto. Per la cronaca, al primo posto si colloca Cambridge, che dopo parecchi anni ha scalzato Harvard.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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