La recessione colpisce anche i professionisti

di Giuseppe Commenta

Sono ormai un ricordo lontano i tempi in cui i liberi professionisti potevano essere visti come una ristretta e facoltosa..

Sono ormai un ricordo lontano i tempi in cui i liberi professionisti potevano essere visti come una ristretta e facoltosa casta di privilegiati cittadini.

La continua crescita del loro numero nel corso degli ultimi decenni a fronte di un sistema imprenditoriale sostanzialmente statico ne ha ridimensionato nettamente le fortune, e in questo quadro la recessione di questi mesi non ha certo giovato.

Il discorso, però, varia a seconda della categoria. Quella forse più in difficoltà è costituita dagli ingegneri: sono oltre duecentomila in Italia a spartirsi una sempre più magra torta, resa ancor meno appetibile con la crisi delle imprese le cui commesse determinano una quota enorme dei normali compensi.


Lo stesso discorso è applicabile anche ad altre categorie di tecnici, come i periti agrari e industriali.
Si parla di una riduzione media del 30% dei compensi annui degli ingegneri, ma non saltano di gioia nemmeno i dentisti, che già da anni lamentavano una difficoltà legata a filo doppio con lo scarso potere d’acquisto delle famiglie, che sempre più vedono le cure dell’odontoiatra come un lusso cui dopotutto si può fare a meno.

Discorso parzialmente diverso per i notai: il numero chiuso garantisce a tutti loro un reddito annuo più che dignitoso (la media oscilla fra i duecento e i trecentomila euro), e non è nemmeno l’effetto congiunto della crisi e del passaggio di diverse loro competenze ad altri ordini a metterli più di tanto in difficoltà.

Il quadro più complesso è quello degli avvocati, dei commercialisti e dei consulenti del lavoro. Coloro che, ciascuno per le proprie competenze, riescono ad offrire all’impresa le soluzioni migliori per fronteggiare la crisi riusciranno a cavalcarla senza esserne danneggiati. Più penalizzati, invece, saranno i professionisti meno capaci di adattarsi ai tempi che corrono.

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