La grande distribuzione incrementa i prodotti a marchio proprio

di Giuseppe Aymerich Commenta

Da sempre le grandi catene commerciali, dalla Coop alla Conad, da Auchan a Carrefour, si accordano con piccoli produttori indipendenti per rivendere prodotti “targati” con il marchio del distributore..

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Da sempre le grandi catene commerciali, dalla Coop alla Conad, da Auchan a Carrefour, si accordano con piccoli produttori indipendenti per rivendere prodotti “targati” con il marchio del distributore (il cosiddetto “private label”), che solitamente vantano una qualità assimilabile a quelli delle marche più celebri ma con prezzi collocati a livelli decisamente inferiori, soprattutto in conseguenza dei risparmi di marketing (promozionali e di packaging), drasticamente tagliati.


In tempi di crisi come quelli attuali, però, la domanda da parte della clientela di prodotti a basso prezzo sta aumentando, e i distributori hanno scelto di affiancare al lato tradizionale di questo specifico ramo di affari (l’alimentare) anche il lato opposto, il no-food, dove si stanno aprendo interessanti margini di azione.

Ecco, dunque, che la Coop ha iniziato a vendere accessori per la casa ed elettronica di consumo (ferri da stiro, cavi elettrici, asciugacapelli…) a proprio marchio fabbricandoli in Cina, o che un leader mondiale dell’e-commerce, Amazon, inizia a mettere sul mercato i propri cd e dvd a prezzo concorrenziale, o che Carrefour crea ben due società di sua dipendenza (Bluesky e Firstline) per offrire sul mercato, ancora una volta, elettronica di consumo.


In generale, si crea una spirale virtuosa per le parti interessate. I clienti senza troppe pretese possono acquistare prodotti di buona qualità a prezzo ridotto, e proprio questo successo consente ai distributori di mantenere bassi i prezzi.

I risultati sono sempre apprezzabili, con l’unica eccezione dei televisori: tutti i distributori che hanno cercato di inserirsi in questo mercato hanno ottenuto risultati molto magri.

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