In competitività l’Italia è quarantottesima

di Giuseppe Aymerich Commenta

Il World Economic Forum ha diffuso la versione 2009 della tradizionale classifica sulla competitività dei vari sistemi-Paese del pianeta..

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Il World Economic Forum ha diffuso la versione 2009 della tradizionale classifica sulla competitività dei vari sistemi-Paese del pianeta.

La classifica è estremamente complessa e si basa su una valutazione di decine e decine di diversi fattori in grado di influire sulla capacità di un’impresa di agire con efficienza sul mercato. Non tutti i fattori, naturalmente, hanno la medesima importanza, e infatti ad ognuno è stato attribuito un peso differente.


Rimescolando infine i risultati, si arriva alla classifica complessiva, in cui al primo posto, per la prima volta dopo molti anni, non si classificano gli Stati Uniti (secondi) bensì la Svizzera.

Il sorpasso è derivato dall’effetto congiunto dell’improvviso disastro nella stabilità macroeconomica americana e dall’eccellente capacità innovativa e stato delle infrastrutture della confederazione elvetica. I posti successivi della graduatoria sono invece occupati dal Canada e dalle nazioni scandinave.


L’Italia, come l’anno scorso, langue invece al quarantottesimo posto, ultima fra i cosiddetti “sette grandi”. Rispetto al 2008, infatti, abbiamo superato la Lituania ma siamo stati sopravanzati dalla Polonia, mantenendo in definitiva lo stesso posto in classifica.

L’Italia, rispetto ai concorrenti stranieri, difetta in numerosi campi. I fattori più penalizzanti risultano la scarsa fiducia verso le istituzioni e il sistema politico, lo sperperamento del denaro pubblico, la ridotta tutela dei soci di minoranza nelle grandi società per azioni, le rigidità della contrattazione collettiva e del mercato del lavoro, la conflittualità dei rapporti fra datori di lavoro e dipendenti e, aspetto fondamentale ma fin troppo sottovalutato, la penalizzazione delle donne sul posto di lavoro e nelle cariche pubbliche.

Il Belpaese riesce però a salvare la faccia in altri ambiti: l’efficienza delle linee di telecomunicazione, la sanità, le scuole elementari e, soprattutto, il radicamento dei distretti industriali: almeno per questo fattore, risultiamo i terzi al mondo.

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