Il margine lordo di contribuzione

di Giuseppe Aymerich Commenta

Riprendiamo la nota suddivisione dei costi di produzione in fissi e variabili..

Riprendiamo la nota suddivisione dei costi di produzione in fissi e variabili.
Il prezzo di vendita di un prodotto, naturalmente, deve coprire l’insieme dei costi (variabili e fissi) che sono stati sostenuti per realizzare il medesimo.

A parità di condizioni, è evidente che quanto più i costi di natura variabile sono modesti, tanto più è rilevante in proporzione il peso dei costi fissi.


Si definisce “margine lordo unitario di contribuzione” la differenza fra il prezzo di vendita di un’unità di prodotto e l’insieme dei relativi costi variabili; potremmo estendere l’analisi al livello dell’intera produzione, e in tal caso si parlerà di “margine lordo complessivo di contribuzione”.
Immaginiamo di vendere un’unità a 100 euro, laddove i relativi costi variabili ammontano a 20. Se il margine lordo unitario è dunque pari a 80, esso consentirà di coprire in misura massiccia i costi fissi, quelli cioè che dovremmo sostenere comunque, al di là del volume di produzione. Se invece il margine fosse pari a 30, a parità di condizioni occorrerà vendere molte più unità di prodotto per coprire l’insieme dei costi fissi sostenuti.


In altre parole, quanto più è elevato il margine di contribuzione, tanto minore sarà il livello di unità di prodotto che è necessario rivendere perché l’impresa rimanga a galla: i costi variabili sono già dì per sé coperti dal prezzo di vendita unitario, e quelli fissi sono coperti complessivamente dall’apporto di tali margini. Infatti, si parla di margine di contribuzione proprio perché esso “contribuisce” a coprire i costi fissi.
In definitiva, l’impresa deve porsi l’obiettivo di accrescere il più possibile il margine lordo di contribuzione, poiché più questo s’incrementa, tanto minori saranno gli sforzi necessari per pareggiare il totale dei costi di produzione.

Fonte: nostra elaborazione

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