Fra gli operai cresce la comunità marocchina

di Giuseppe Aymerich Commenta

In questo periodo il quotidiano “Il Sole 24 Ore” sta pubblicando un’interessante inchiesta sulle caratteristiche occupazionali delle varie etnie di immigrati venuti a vivere e a lavorare nel nostro territorio..

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In questo periodo il quotidiano “Il Sole 24 Ore” sta pubblicando un’interessante inchiesta sulle caratteristiche occupazionali delle varie etnie di immigrati venuti a vivere e a lavorare nel nostro territorio.

La puntata di lunedì scorso è dedicata alla comunità nordafricana, con principale riferimento ai marocchini, tradizionalmente i più numerosi.


Si calcola che i nordafricani siano circa 555mila (circa un sesto del totale degli stranieri residenti in Italia), due terzi dei quali sono proprio marocchini. A livelli più bassi, ma comunque significativi, sono anche tunisini ed egiziani, mentre molto più ridotta la presenza di algerini, sudanesi e libici.
Nonostante i marocchini vadano crescendo come valore assoluto, in termini relativi il loro peso tende a scendere: ciò significa che continuano ad arrivare molti maghrebini, ma relativamente di meno rispetto alle ondate di slavi e orientali.


In effetti, l’immigrazione marocchina è fra le più antiche (risale ai primi anni Settanta) nel nostro Paese ed è concentrata in massima parte fra Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte. Le zone industriali del Paese risultano le più ambite dai nordafricani, che per lo più trovano impiego come operai non specializzati nelle grandi fabbriche del Nord.

Dal canto opposto, i marocchini risultano gli stranieri più attivi in assoluto sul fronte imprenditoriale: quasi ventottomila aziende sono condotte da persone originarie della terra dell’Atlante, di cui circa due terzi nel settore del commercio e oltre cinquemila nell’ambito dell’edilizia.

Da notare, infine, che buona parte dei marocchini residenti oggi in Italia è costituta dai figli o addirittura dai nipoti di immigrati. Un numero relativamente ridotto proviene invece direttamente dall’altra parte dello stretto di Gibilterra (pochi con i barconi, che ospitano per lo più africani di zone più meridionali).

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