Divario ricchi e poveri in Italia

di Giuseppe Aymerich Commenta

Da tempo immemorabile, gli italiani sono radicalmente convinti che nel nostro Paese i ricchi diventino sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri..

Da tempo immemorabile, gli italiani sono radicalmente convinti che nel nostro Paese i ricchi diventino sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri, mentre il cosiddetto e sfuggente “ceto medio” tenda a spostarsi su posizioni via via più modeste.

A sostegno di questi discorsi e a sfatare il dubbio che si tratti di semplici chiacchiere da bar intervengono alcune statistiche di cui ha dato recentemente conto il quotidiano “La Repubblica”.


Nelle scienze statistiche, il parametro più conosciuto per attribuire un valore alla disuguaglianza fra i valori di una distribuzione di valori è il coefficiente di Gini (dal nome dello studioso italiano che l’ha ideato).

Ebbene, prendendo i redditi degli italiani come valori di cui studiare le disomogeneità, il coefficiente di Gini è pari a 35: un valore piuttosto alto, dato che, fra i Paesi più sviluppati, in ben pochi sono presenti valori più elevati; il record negativo è in Messico, con il valore di 47, mentre i coefficienti migliori sono registrati da Danimarca e Svezia, con 23. Per la cronaca, la Regione più omogenea e quella più disomogenea sono rispettivamente il Friuli Venezia Giulia e il Lazio.
Un’altra analisi statistica può aiutare ad inquadrare la questione e a fare gli opportuni raffronti con l’estero.


Mettendo in linea i cittadini dal più ricco al più povero e suddividendoli in dieci gruppi di pari numerosità (i cosiddetti “decili”), risulta che il decile che ricomprende il 10% degli italiani più ricchi possiede da solo il 45% della ricchezza complessiva, e il loro reddito medio è 12 volte superiore rispetto alla media degli appartenenti al decile dei più poveri.

In Europa soltanto la Gran Bretagna presenta una disuguaglianza più accentuata (14), mentre è ancora una volta la Svezia (6,2) a guidare la classifica.

Rispondi