Diffusi i dati INPS sui contratti, qualcosa è cambiato

di Alba D'Alberto Commenta

I dati INPS sui contratti rivelano che nel nostro Paese ci sono stati dei cambiamenti ma non sempre le mutazioni del settore lavorativo sono da considerare un segnale positivo per l’Italia che lavora. Ecco quel che riporta in sintesi il Ministero del Lavoro partendo dalle statistiche previdenziali

Sono stati diffusi oggi dall’INPS i dati sui contratti di lavoro che evidenziano, a febbraio 2016, un rallentamento complessivo delle assunzioni. La flessione può spiegarsi, essenzialmente, con la riduzione dei contratti a tempo indeterminato.

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Era prevedibile che il boom dei contratti a tempo indeterminato a dicembre 2015, l’ultimo in cui si poteva usufruire dell’esonero contributivo triennale pieno – 400mila rapporti di lavoro (tra attivazioni e trasformazioni), quasi il quadruplo dei 107mila medi degli 11 mesi precedenti – assorbisse assunzioni normalmente previste per i mesi successivi. Questo è stato un vantaggio anche per i lavoratori che hanno visto così anticipata la loro assunzione con un contratto a tempo indeterminato.

I dati confermano l’effetto positivo determinato sul mercato del lavoro dalle nuove regole introdotte dal Jobs Act e dal meccanismo della decontribuzione. Le cifre relative all’anno 2015, indicano un marcato aumento dei contratti a tempo indeterminato, con un significativo + 911mila unita rispetto al 2014.

Quanto scritto dal Ministero del Lavoro fa capire che rispetto a due anni fa, ci sono stati dei miglioramenti legati all’introduzione del Jobs Act che fornendo degli sgravi contributivi alle aziende capaci di assumere nuova forza lavoro, ha anticipato la stabilizzazione dei contratti e incrementato la forza lavoro. C’è da chiedersi quante assunzioni siano soltanto legate agli sgravi e quante invece giustificate dall’idea imprenditoriale di far crescere la produttività delle aziende.

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