Crollo delle sponsorizzazioni per lo sport

di Giuseppe Aymerich Commenta

Tempi duri per lo sport italiano: le sponsorizzazioni languono..

Tempi duri per lo sport italiano: le sponsorizzazioni languono.
Il problema riguarda certamente il calcio, che peraltro gode comunque di buona salute, data la sua immensa popolarità nel nostro Paese. Ma concerne soprattutto gli altri sport, in cui il calo d’interesse delle aziende è tangibile.


I problemi sono diversi. Proporsi come sponsor significa spendere molte risorse a fronte di un ritorno economico incerto e normalmente inferiore alle attese; a questo va aggiunto che in questo periodo gli sport minori acquistano una visibilità sui media (e in particolare in televisione) concentrata solamente in occasione dei grandi eventi, mentre nella vita di tutti i giorni l’attenzione è molto più scarsa.

Il discorso va, naturalmente, differenziato per specialità. Il rugby, ad esempio, che un tempo appassionava in Italia soltanto pochi cultori, ha visto moltiplicarsi i tifosi in pochi anni, e con essi anche l’interesse degli sponsor; un discorso simile, anche se in proporzioni minori, va applicato anche per l’equitazione.

Discorso differente per nuoto e sci, che godono di buona salute soprattutto in occasione degli eventi di maggiore richiamo. Quanto alla pallacanestro, al ciclismo, all’automobilismo e al motociclismo hanno sempre potuto contare su una costante e vasta schiera di appassionati; nonostante questo, però, per gli ultimi due si registrano significative riduzioni degli investimenti degli sponsor, che avevano effettivamente raggiunto livelli astronomici negli anni passati. Sponsorizzazioni elevate, ma comunque nettamente tagliate rispetto al passato, per la pallavolo.


La crisi è ancora più tangibile per l’atletica leggera e per il tennis, che vivono oggi tempi di magra, e soprattutto per settori più elitari quali la scherma o il pugilato.
Da ultimo, va ricordato il recente divieto di sponsorizzazioni a carico di Regioni ed enti locali: una vera mazzata, soprattutto per le società più deboli.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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