Calano ancora gli introiti Iva

di Fabrizio Martini Commenta

La crisi dei consumi mostra i suoi effetti sull'occupazione ma anche sugli introiti delle imposte indirette.

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Il calo dei consumi si riflette sull’occupazione, ma questo non è il solo settore che viene colpito. Ovviamente l’intero sistema economico è legato e, come un cane che si morde la coda, il calo dei consumi colpisce le imprese che sono costrette a chiudere, ma va a colpire anche le casse dello stato che mettono in tasca meno soldi derivanti dalle imposte indirette, come gli introiti Iva, e dalle imposte dirette.

L’Iva perde infatti quasi il 7% nei primi cinque mesi del 2013. Non pare infatti fermarsi il crollo degli introiti che ha visto perdere circa tre miliardi di gettito dall’inizio dell’anno. Questo rappresenta secondo le statistiche il quinto segno negativo consecutivo dall’inizio della crisi e nulla fa prevedere che la situazione migliori nei prossimi messi.

Il settore delle imposte indirette subisce una complessiva diminuzione del 3,5% che corrisponde in pratica a ben 2,7 miliardi di euro rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Tutto diverso il discorso dell’andamento delle imposte dirette, che vedono un maggiore introito, che però va a colpire in maniera eccessiva i redditi degli italiani e che va a riflettersi quindi sui consumi e di conseguenza sulle imposte indirette come l’Iva. L’aumento complessivo delle imposte dirette è del 3,1%, cioè di un valore complessivo pari a 2,2 miliardi di euro rispetto al 2012. I dati sono stati resi noti ieri con una nota del Ministero dell’economia e delle finanze, dicastero presieduto da Fabrizio Saccomanni.

L’andamento delle imposte indirette è quindi ancora in calo dopo molti periodi di misurazione. Il colpo più pesante lo riceve come sempre ed ancora una volta l’Imposta sul valore aggiunto. L’Iva infatti segna una contrazione complessiva del 6,8%, che corrispondono a ben 2,8 miliardi di euro.

La diminuzione del gettito è data dalla congiuntura di più fattori contemporaneamente, come la diminuzione del prelievo sulle importazioni e gli scambi interni. Diminuisce del 2,8% anche l’imposta di fabbricazione sugli oli minerali, oltre che l’imposta di consumo sul gas metano che registra una diminuzione pari al 2%.

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