Boom di lavoratori dall’Europa orientale

di Giuseppe Aymerich Commenta

Prima il crollo della cortina di ferro e poi il progressivo spostamento in direzione est dei confini dell’Unione Europea..

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Prima il crollo della cortina di ferro e poi il progressivo spostamento in direzione est dei confini dell’Unione Europea hanno favorito negli ultimi anni il crescente arrivo di immigrati provenienti dalle nazioni dell’Europa orientale.

Il quotidiano “Il Sole 24 Ore”, elaborando i dati statistici diffusi dall’Istat, ha provato a tirare le somme del fenomeno. In percentuale rispetto al totale degli immigrati, nel 1998 essi costituivano il 38,4%, mentre dieci anni dopo hanno raggiunto il 52%. Inoltre, nove immigrati europei su dieci provengono dai Paesi dell’Est.


Andando a verificare le etnie, a farla da padrone sono soprattutto i rumeni, circa 625.000 sul nostro suolo, che anzi costituiscono oggi la prima nazionalità in assoluto fra tutti gli immigrati; ma sono numerosissimi anche gli albanesi (circa quattrocentomila), che vantano una storia di trasferimenti nel nostro Paese anche più antica. Ad un livello più basso seguono poi gli ucraini (circa 130.000), che tuttavia sono in crescita imperiosa negli ultimi anni e potrebbero in prospettiva insidiare i primi posti in questa specialissima classifica.


Non mancano, infine, polacchi, ungheresi, serbi, moldavi e russi, ma con valori molto più ridotti.
Il settore dell’economia più ambito da questi immigrati sembra essere l’edilizia: non solo a livello di dipendenti (regolari e irregolari) ma anche andando a controllare le imprese costituite nel nostro Stato proprio dagli immigrati.

Va detto che gli est-europei hanno ottime capacità di integrazione, più di africani e orientali. I motivi sono sia le maggiori similitudini culturali, sia il più elevato titolo di studio posseduto. Circa due terzi degli immigrati, infatti, partono dal loro Paese almeno col diploma di scuola media inferiore, ma non sono certo pochi quelli che vantano una laurea.

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