Aziende fallite nel 2009

di Giuseppe Aymerich Commenta

Nel 2006 il Parlamento varò una radicale rivisitazione dell’intera materia fallimentare..

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Nel 2006 il Parlamento varò una radicale rivisitazione dell’intera materia fallimentare. Uno degli obiettivi dichiarati era quello di trasformare l’istituto del fallimento nella “extrema ratio” delle situazioni di crisi, favorendo il ricorso a soluzioni sostitutive e meno traumatiche come il concordato preventivo.

Il risultato, in effetti, nel biennio successivo è stato in buona parte raggiunto, con una riduzione verticale delle procedure aperte. L’avvento della crisi, però, ha profondamente mutato il clima, con un ritorno vertiginoso della crescita delle procedure concorsuali, e si presume che il 2010 sarà anche peggio.


L’istituto Cerved ha calcolato che nel terzo trimestre del 2009 i fallimenti avviati sono stati 1.735, pari al 40% in più dell’omologo periodo del 2008; considerando l’arco dei primi nove mesi, il numero totale (6.309) supera del 27% l’analogo dato dell’anno passato.

E ancora più significativi sono i dati sui concordati preventivi: da gennaio a settembre del 2009 ne sono stati avviati 664, pari addirittura al 76% in più rispetto a quelli iniziati nei primi nove mesi dell’anno scorso.

Va però sottolineato come lo strumento del concordato preventivo, il cui accesso è oggi facilitato e incentivato, rischia di subire pesanti distorsioni. Più che una strada per evitare il fallimento e rilanciare l’azienda con i dovuti cambi di rotta e ristrutturazioni, oggi appare soprattutto una soluzione-tampone per congelare le azioni dei creditori: d’altronde, solo un’impresa su sei ammessa alla procedura concordataria ritorna successivamente ad una situazione di ordinaria stabilità.


Le Regioni più interessate dai fenomeni concorsuali sono naturalmente quelle con il maggior numero di imprese, a partire dalla Lombardia; in particolare, nella provincia di Brescia i fallimenti sono cresciuti del 93%. I settori più drammaticamente colpiti sono il tessile e il meccanico dove moltissimi dipendenti in cassa integrazione sono stati costretti a vendere oro vecchio per riuscire a fare la spesa o a pagare il mutuo.

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