Nuovo allarme-recessione

di Giuseppe Commenta

Il rischio è quello che, a furia di lanciare troppi allarmi, nessuno ci faccia più caso. Eppure, il grido di dolore..

crisi in arrivo dall\'america

Il rischio è quello che, a furia di lanciare troppi allarmi, nessuno ci faccia più caso. Eppure, il grido di dolore lanciato dal commissario europeo per gli Affari Monetari, lo spagnolo Joaquim Almunia, non porta certo al centro dell’attenzione un argomento nuovo, ma tuttavia l’autorevolezza della fonte dovrebbe spingere tutti a valutare le sue affermazioni con attenzione e timore.

Almunia ha citato una serie di dati macroeconomici aggiornati sulle ultime rilevazioni nell’eurozona, e ha formulato le previsioni per i prossimi due anni: purtroppo, definirle “fosche” non sarebbe sufficiente.


Secondo i dati diffusi dalla UE, l’ultimo semestre del 2008 si chiuderà con una riduzione del PIL (ossia, quella che a tutti gli effetti è chiamata “recessione”). I dati dei primi sei mesi del 2008 erano certo migliori e questo dovrebbe portare complessivamente il risultato dell’anno solare in corso ad un livello positivo, per quanto molto basso (+0,6%), ma è ancora niente rispetto alle previsioni per un terribile 2009, in cui Almunia prevede una crescita complessiva pari ad un misero 0,1%.

Solo nel 2010 si dovrebbe ritornare ad avere un trend favorevole e a cominciare ad intravvedere l’uscita dal tunnel.


Naturalmente questi dati sono la media ponderata di quanto dovrebbe emergere nei singoli Paesi comunitari, e ci sarà chi soffrirà di più e chi di meno, ma secondo Almunia non ci sarà nessuno Stato che potrà sperare di sottrarsi alla crisi.

Come se non bastasse, il commissario spagnolo ha previsto una crescita della disoccupazione (dovrebbe salire in un anno dal 7,6% al 8,4%). In compenso, dovrebbe scendere l’inflazione.
In relazione all’Italia, Almunia ha spento gli entusiasmi di chi sperava in un risanamento dei conti pubblici: il debito pubblico, in particolare, continuerà ad aggirarsi al 104% del PIL anche per i prossimi anni, senza significativi miglioramenti.

Rispondi