Maggiore specializzazione per gli investigatori privati

di Giuseppe Aymerich Commenta

Il settore dei detective non conosce crisi, a quanto pare..

Il settore dei detective non conosce crisi, a quanto pare: le agenzie aperte in tutta Italia, infatti, si mantengono costanti sopra le tremila unità, e il personale assunto dai titolari tende via via ad aumentare.

Il punto è che il lavoro dell’investigatore privato si sta evolvendo al passo con i tempi. Se un tempo, essi erano per lo più ex-poliziotti a capo di piccoli studi, oggi sono laureati a capo di grandi agenzie se non di vere e proprie società; e se una volta il campo d’indagine per eccellenza erano le infedeltà coniugali, oggi ci si concentra principalmente su questioni di altro genere.


In ambito familiare, per esempio, si cerca, in fase di separazione o divorzio, di accertare le effettive ricchezze di uno dei coniugi in vista della definizione dell’assegno di mantenimento. Oppure sono i datori di lavoro in comparti aziendali delicati ad incaricare un segugio perché faccia luce sulla personalità e le precedenti esperienze lavorative di un aspirante dipendente.

O, ancora, gli investigatori si devono mettere all’opera per stanare microspie, software d’intercettazione e altri marchingegni che consentono a terzi di carpire segreti e informazioni.
Facile comprendere, dunque, come ormai detective non ci si può più improvvisare, bensì occorra una solida formazione alle spalle.

Entro l’autunno dovrebbe arrivare la riforma complessiva della normativa sul settore, ferma addirittura dal 1931. Gli investigatori italiani sperano in un alleggerimento dei vincoli a loro carico, soprattutto in tema di privacy e di collaborazione con gli studi legali.


L’auspicio è nella creazione di un ordine professionale, incaricato di vigilare su un severo percorso formativo (basato su laurea in materie giuridiche, tirocinio, esame di Stato) e di approntare un codice deontologico che chiarisca cosa può fare il poliziotto, e in che modo.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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