
Raramente, nelle precedenti edizioni, si è respirata un’atmosfera tanto pesante: il settore, non lo nega nessuno, soffre oggi profonde difficoltà.
La crisi globale ha colpito, in particolare, in due punti specifici: la recessione in settori come l’automobilistico e l’edilizia, che si produce di riflesso anche presso i fabbricanti del vetro, che producono numerosi accessori, dalle finestre agli specchietti; e poi la debolezza cronica del dollaro, che penalizza i commerci internazionali.
E, in effetti, addirittura il 75% della produzione italiana è destinata ai mercati esteri. L’Italia è, insieme alla Germania, il leader mondiale del settore, per merito della grande qualità riconosciuta alle nostre produzioni (e d’altronde vi è una tradizione d’eccellenza che risale al Medio Evo), perciò non impensierisce più di tanto la concorrenza pur accesa proveniente dall’India e altri Stati emergenti, i cui prodotti sono però di qualità minore.
Purtuttavia, la debolezza del dollaro, valuta con cui avvengono le transazioni, incide pesantemente sul volume d’affari.
A tutto questo, infine, si aggiungono i fattori di depressione comuni a tutti i settori imprenditoriali, come il precipitare dei consumi e la crisi della liquidità.
Si calcola che nell’ultimo anno il fatturato complessivo sia sceso del 25%, tanto per i prodotti di vetro piatto (come gli specchi) quanto per quelli di vetro cavo (come i bicchieri).
La speranza per il rilancio si chiama green economy: i progetti faraonici di costruzione di immense centrali fotovoltaiche nel Sahara, se davvero troveranno attuazione, consentiranno ai vetrai nostrani di competere per un business di dimensioni colossali.





