L’evoluzione dei discount

di Giuseppe Aymerich Commenta

I discount nascono anni addietro come distributori commerciali a prezzo stracciato di alimenti e casalinghi..

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I discount nascono anni addietro come distributori commerciali a prezzo stracciato di alimenti e casalinghi; il risparmio sui prezzi è consentito da tagli pesanti ai servizi offerti, all’assortimento, al personale, all’arredamento espositivo delle merci e persino ai parcheggi.

Inoltre, il discount ha sempre offerto tradizionalmente i prodotti di fabbriche sconosciute ai più, rifuggendo i marchi più noti, con la possibilità di ribassare ulteriormente i prezzi di vendita.


Anche la localizzazione incide: i discount hanno sempre trovato preferibilmente spazio nelle periferie disagiate delle città.
In piena crisi dei consumi, i discount, già forti sul mercato, sono stati ulteriormente avvantaggiati. Si calcola che nel 2008 ne abbiano aperto 392 (il doppio che nel 2007), portando il numero totale a 4.071.


Tuttavia, proprio in questi ultimi anni di loro consolidamento sul mercato, è stato possibile notare una loro evoluzione, che li ha portati ad aggredire i distributori tradizionali anche in ambiti meno sospettabili.

Ai tradizionali hard-discount, infatti, si sono affiancati anche i cosiddetti soft-discount, che hanno iniziato a commerciare anche prodotti delle marche principali, magari in confezioni diverse per dimensioni e peso, e persino servizi innovativi.

Alcuni soft-discount, infatti, hanno stipulato convenzioni con società di assicurazioni e agenzie di viaggi, per assicurare ai loro clienti tali servizi in condizioni “low-cost”. E le nuove strutture si trovano nel centro città, non più ai confini della campagna.

Ma anche sul lato dei prezzi si sono notate delle novità: statistiche aggiornate assicurano che il risparmio medio rispetto al supermercato è intorno al 10-15%, dunque minore di quanto normalmente percepito, e per alcune marche commercializzate da ambo le parti addirittura il discount risulta più costoso.

Per i consumatori in cerca di risparmio, dunque, diventa imperativo confrontare non i valori assoluti delle merci bensì i prezzi al chilo o al litro.

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