Italia leader nell’esportazione del riso

di Giuseppe Aymerich Commenta

L’Italia si conferma anche per il 2010 come il Paese europeo in vetta alle classifiche dell’esportazione del riso verso i Paesi extracomunitari..

Riso

L’Italia si conferma anche per il 2010 come il Paese europeo in vetta alle classifiche dell’esportazione del riso verso i Paesi extracomunitari.

In effetti, nel periodo dal primo gennaio al 20 agosto le esportazioni hanno sfiorato quota centoventisettemila tonnellate, contro le centomila preventivate all’inizio dell’anno e contro, soprattutto, le settantaduemila tonnellate raggiunte l’anno scorso nel medesimo periodo.


Un’annata d’oro, dunque, per i coltivatori nostrani, che indirizzano le loro merci prevalentemente verso la Turchia e il Vicino Oriente (Siria, Israele, Giordania…), dove il prodotto italiano sta conquistando fette di mercato ad una velocità impressionante.

Il mercato principale del nostro riso, comunque, rimane quello interno, in cui entro dicembre le vendite dovrebbero raggiungere quota 350.000 tonnellate, mentre altre 550.000 tonnellate dovrebbero essere sparpagliate nei vari Paesi comunitari, soprattutto in Germania e Scandinavia.

Tuttavia, il mercato interno è ormai saturo: il consumo medio per italiano si è ormai attestato da molto tempo a circa cinque chilogrammi all’anno. Appare quindi indispensabile sfondare le barriere dei mercati internazionali, per collocare una produzione nazionale in continua crescita.

Ad oggi sono coltivati a risaia circa 238.000 ettari di terreno in tutta Italia (di cui 220.000 fra Piemonte e Lombardia), per una produzione complessiva che nel 2009 ha raggiunto quota 1,6 milioni di tonnellate, di cui poco meno di un milione hanno successivamente raggiunto il mercato dopo i processi di trasformazione.


Per l’immediato futuro, a dire il vero, si stima che l’ammontare prodotto sarà minore, per effetto dell’aggressivo attacco di alcuni parassiti, nonostante la superficie coltivata sia incrementata.
I risicoltori, tuttavia, lamentano che le quotazioni sui mercati internazionali ultimamente tendano a calare, riuscendo a malapena a consentire la copertura dei costi di produzione.

Fonte: Il Sole 24 Ore

Rispondi