Il comparto dello zucchero cerca la riscossa

di Giuseppe Aymerich Commenta

Fino a pochi anni fa, in Italia esistevano diciannove stabilimenti industriali per la produzione dello zucchero..

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Fino a pochi anni fa, in Italia esistevano diciannove stabilimenti industriali per la produzione dello zucchero. Una drastica ristrutturazione del settore, decisa a Bruxelles, ha però portato alla repentina chiusura di ben quindici di essi e alla perdita di migliaia di posti di lavoro.

Oggi, infatti, restano in piedi solo lo stabilimento della Eridania-Sedam a San Quirico (PR), i due di proprietà della Co.pro.b. Italia a Minerbio (BO) e Pontelongo (PD) e, infine, lo Zuccherificio del Molise a Termoli (CB).


Ma altri colpi duri sferrati dall’Unione Europea sono all’orizzonte: nel 2010 cesserà ogni forma di sostegno pubblico al settore e nel 2015 si arriverà alla completa liberalizzazione e apertura delle frontiere, con l’afflusso di tonnellate di zucchero soprattutto dall’Europa orientale, a compensare lo strutturale deficit comunitario. Sempre più zucchero, infatti, è richiesto soprattutto dalle industrie dolciarie, a fronte di una produzione interna in caduta libera.

Non a caso, d’altronde, sono stati in molti a chiedersi il senso complessivo di questa direttrice politica, che danneggia irrimediabilmente i produttori interni a tutto vantaggio di quelli extracomunitari. È tuttavia da ricordare che si tratta della carta di scambio giocata dall’Europa in più ampi accordi complessivi presso l’Organizzazione Mondiale del Commercio che avvantaggerà altri settori della nostra produzione agro-alimentare. Intanto, però, i piccoli zuccherifici nostrani sono stati sacrificati.


A fronte di quest’offensiva, gli imprenditori italiani superstiti cercano il rilancio attraverso una profonda riorganizzazione volta all’efficienza. Si rinnovano gli impianti e si tagliano i costi dell’energia attraverso la produzione interna delle biomasse.

Anche gli stabilimenti ormai dismessi e sparsi in tutta Italia si apprestano ad essere riconvertiti per ottenere la cosiddetta “energia verde”: stanno per ritornare in funzione, infatti, gli stabilimenti riconvertiti di Avezzano (AQ), di Castiglion Fiorentino (AR), di Jesi (AN) e altri ancora.

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