Il boom degli agronomi

di Giuseppe Aymerich 1

Da alcuni anni si registra un crescente interessamento dei giovani verso lo studio delle scienze agrarie..

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Da alcuni anni si registra un crescente interessamento dei giovani verso lo studio delle scienze agrarie. I vari corsi di laurea istituiti presso i diversi atenei italiani registrano, in effetti, il tutto esaurito, anche e soprattutto per le interessanti prospettive nel mondo del lavoro.

Dopo un anno dal conseguimento del diploma, il 62% degli studenti trova lavoro stabile, con uno stipendio medio annuo lordo che oscilla intorno ai venticinquemila euro: una cifra notevole per qualunque neo-laureato.


In Italia, infatti, la domanda di esperti della coltivazione della terra è ancora molto alta, e trovare lavoro dopo la laurea è piuttosto facile, sia per chi viene assunto nelle aziende sia per chi tenta la libera professione.

Ad oggi sono circa diciottomila gli iscritti all’ Ordine professionali degli agronomi, e negli ultimi tempi il loro numero cresce di circa il 25% all’anno. Circa la metà di loro è localizzata dalla Capitale in giù: Palermo è la città più ricca di agronomi, seguita da Bari, Roma e Catania.

L’università Statale di Milano è tuttavia considerata quella che offre le conoscenze più ampie e avanzate nel ramo. Fra i vari corsi di laurea istituiti, si ricordano quelli di “Alimentazione e nutrizione umana” e di “Valorizzazione e tutela del territorio montano


Gli esperti del ramo hanno un background formativo molto variegato: gli agronomi devono sapere di biologia e di marketing, di informatica e di certificazione di qualità, di tutela dell’ambiente e di pianificazione del territorio, con un occhio di riguardo alle biotecnologie cui sono molto interessate soprattutto le grandi aziende del Nord.

Commenti (1)

  1. Ma chi vi racconta queste favole? Sono sempre più gli inoccupati e quelli che lavorano beccano quattro pidocchi. La libera professione? Ma non fateci ridere! Quel poco che ci apparteneva ce lo rubano gli altri professionisti e quando becchiamo un incarico perché siamo agronomi ci vogliono anche pi—-re in mano!

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