I negozi italiani spopolano all’estero

di Giuseppe Aymerich 1

A dispetto delle difficoltà economiche che hanno costretto mezzo mondo a tirare la cinghia anche solo rispetto..

A dispetto delle difficoltà economiche che hanno costretto mezzo mondo a tirare la cinghia anche solo rispetto a pochi mesi fa, c’è almeno un settore in cui l’Italia la fa da padrona nei mercati internazionali: si tratta dell’apertura dei negozi all’estero (fenomeno chiamato “retailing”), in cui le principali marche del nostro Paese temono davvero pochi confronti.

Si calcola che circa il 16,6% dei movimenti complessivi di retailing avvenuti nel 2008 siano dovuti ad aziende italiane, un risultato per il quale il Belpaese supera il suo competitor più temibile, gli Stati Uniti, che seguono con il 14,2%. A fare la parte del leone, naturalmente, sono i marchi legati all’abbigliamento e alla profumeria.


I luoghi dove sono aperti questi nuovi punti-vendita non sono collocati solamente nei mercati più ricchi, come le città americane, inglesi o tedesche, ma anche in tanti mercati emergenti. È proprio qui, anzi, che si registrano i risultati più interessanti, come la Turchia, in cui il retailing è cresciuto nell’ultimo anno del 11,3%, o la Russia del nuovo capitalismo, che segnala un interessante 10,6%.
Ma anche il Portogallo, i Balcani e la Cina sono obiettivi che i nostri marchi internazionali monitorano con attenzione in attesa di sbarcarvi massicciamente.


Sono tanti i fattori che possono attirare i retailer nostrani, e il reddito pro-capite della popolazione locale è solo uno degli elementi da considerare. Non sono infatti da trascurare il radicamento dei concorrenti locali e i costi, la dislocazione e la disponibilità dei fabbricati da prendere in affitto, che possono rendere appetibile o indigesto qualunque mercato indipendentemente dalla ricchezza e dalla voglia di spendere dei suoi abitanti.

Commenti (1)

  1. scusate ma un artigiano che produce mobili in stile antico,come deve fare per farsi conoscere all’estero? perdonatemi forse tutto ciò non a che vedere con il vostro dire,ma come buon italiano provo a chiedere.grazie [email protected]

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