Esportazione vino indispensabile

di Giuseppe Aymerich Commenta

In Italia, come nel resto d’Europa, il consumo di vino è in calo da parecchi anni..

In Italia, come nel resto d’Europa, il consumo di vino è in calo da parecchi anni, probabilmente in via definitiva. I motivi sono diversi, ma principalmente due: le crescenti difficoltà del potere d’acquisto e un sostanziale cambiamento dei gusti della popolazione (con interessanti riflessioni anche dal punto di vista culturale).

Comunque sia, questo graduale e irrefrenabile calo rischia di mettere in ginocchio i produttori vitivinicoli italiani.


Nonostante si punti senza sosta a migliorare la qualità della produzione e a ridimensionare le quantità (esistono anche incentivi comunitari allo sradicamento dei vigneti), le cantine continuano a riempirsi di quantità crescenti di vino invenduto.

Qualche numero: negli anni Settanta il consumo pro-capite di vino da parte dei cittadini italiani era intorno ai 120 litri; nel 2007 si era scesi a 45 litri, nel 2009 addirittura a 43. Ciononostante, l’Italia è il primo produttore europeo (47 milioni di ettolitri nel 2009, +2,2% rispetto al 2008).

La soluzione inevitabile è accrescere la propria presenza sui mercati esteri: le esportazioni di vino italiano sono molto elevate da anni (occupiamo il 18% dei commerci mondiali), ma purtroppo la strada obbligata è aumentarla sempre di più, anche perché la situazione di crisi del mercato interno è un problema comune anche ai produttori francesi, spagnoli ed europei in genere, e dunque la competizione per aggiudicarsi i più promettenti mercati emergenti è serratissima.


È la Cina, in particolare, a sollecitare i maggiori appetiti. Il consumo di vino da parte dei cinesi è aumentato da 5,1 milioni di ettolitri nel 1995 a 13,3 milioni nel 2009, e siamo ancora agli inizi: si presume che il consumo pro-capite aumenti del 25% solo nei prossimi quattro anni.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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