Esportazione di formaggi in grande ascesa

di Giuseppe Aymerich Commenta

Per parecchi anni, il saldo della bilancia commerciale del mondo di formaggi e latticini era negativo..

Per parecchi anni, il saldo della bilancia commerciale del mondo di formaggi e latticini era negativo: i prodotti provenienti dall’estero superavano quelli che le nostre aziende riuscivano a vendere oltreconfine.

Proprio il 2009, invece, che ha visto un crollo delle esportazioni in moltissimi comparti, si è rivelato un anno eccezionale per i formaggi: il saldo fra export e import supera 150 milioni di euro, cifra impensabile anche solo nel 2008.


In realtà, non si tratta di un caso. Dietro il successo dei latticini italiani si nasconde una lunga e profonda campagna di marketing, favorita fra l’altro fra una stretta alleanza fra i produttori. Basti pensare alla tradizionale rivalità fra il consorzio del parmigiano reggiano e quello del grana padano, che è venuta meno negli anni scorsi durante la concertazione della “invasione” dei prodotti sui mercati esteri.

La scelta attuata, che si è rivelata vincente, è stato agire su due fronti: trattare la commercializzazione dei nostri formaggi sia rivolgendosi alla grande distribuzione organizzata che agendo direttamente con pubblicità e azioni di marketing, per farsi conoscere dai buongustai stranieri.

Non a caso, parmigiano e grana predominano nella classifica delle esportazioni, con oltre sessantaduemila tonnellate di formaggi esportati nel 2009. Numeri vertiginosi, cui ambiscono anche altri consorzi di produttori, come quelli del pecorino, del gorgonzola e della mozzarella di bufala, oggi incamminati lungo la medesima strada virtuosa.


Ma dove vanno a finire i nostri prodotti? È il mercato europeo ad essere di gran lunga il più interessante, con particolare attenzione a Francia, Germania e Regno Unito. Uscendo dai confini continentali, il mercato principale è quello statunitense, mentre sono ancora agli inizi i tentativi di infiltrazione nelle tavole asiatiche.

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