Edilizia pubblica, crollo degli ordinativi

di Giuseppe Aymerich Commenta

Il settore edile italiano vive in questi mesi una delle crisi più gravi di sempre..

Il settore edile italiano vive in questi mesi una delle crisi più gravi di sempre.
Gli ordinativi provenienti dal settore pubblico, infatti, precipitano di anno in anno, e non se ne vede uscita: dal 2002 ad oggi, infatti, la riduzione complessiva ammonta al 40%.


Il discorso, tuttavia, riguarda specificamente le piccole opere, che sono la linfa vitale di migliaia di piccole e medie imprese: i dati del primo bimestre 2010, diffusi dall’istituto di ricerca Cresma, parlano di una riduzione del 30% degli importi delle gare bandite dalle amministrazioni pubbliche italiane (561 milioni di euro) rispetto all’omologo valore del 2009 (801 milioni), a sua volta inferiore, ancora del 30%, rispetto agli importi del 2008.

Ben diversa è invece la questione inerente le opere maggiori (quelle, per intenderci, di importo superiore ai cinquanta milioni), la cui crescita a gennaio-febbraio è stata di oltre il 60%. Mentre, però, queste godono del sostegno dello Stato e, spesso, dei fondi europei, le piccole opere gravano quasi sempre su Comuni e Province, che oggi si dibattono in una crisi finanziaria senza precedenti; insomma, di soldi per rifare il manto stradale o aprire una nuova ala della scuola elementare oggi non ce n’è proprio, e non solo non si bandiscono nuove gare d’appalto ma addirittura si ritarda sempre di più nel pagare le opere già avviate e concluse, con ulteriore danno alle già asfittiche casse delle imprese del settore.


Ma c’è ancora un altro fattore da considerare: pur di sopravvivere, la concorrenza si fa spietata. Spesso, per vincere un appalto è necessario ridurre del 20-25% l’importo della base d’asta, in una guerra fra poveri che impedisce di realizzare quei margini di guadagno che diano un minimo di serenità.

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