Crisi occupazionale nel settore della ceramica

di Giuseppe Aymerich Commenta

Il crollo del fatturato e degli ordini nel segmento delle piastrelle sono la spia più importante delle difficoltà in cui si dibatte oggi il settore ceramico..

Il crollo del fatturato e degli ordini nel segmento delle piastrelle sono la spia più importante delle difficoltà in cui si dibatte oggi il settore ceramico.

Le conseguenze delle difficoltà di questo comparto un tempo molto florido, soprattutto per opera dei distretti industriali emiliani, si riflettono sullo stato dell’occupazione. Si calcola, infatti, che nel corso di un anno il numero degli occupati del settore sia sceso di oltre il 6,7%; due terzi dei posti tagliati riguardano operai, e il numero complessivo dei lavoratori si attesta oggi a circa 24.000 unità.


L’aspetto più preoccupante, comunque, è un altro: secondo i sindacati, infatti, le aziende stanno riorganizzando profondamente i processi produttivi per riuscire a fare a meno di buona parte della forza-lavoro. In altre parole, c’è il rischio concreto che nemmeno quando, finalmente, il settore tornerà a riprendersi dopo la lunga crisi, il numero degli occupati potrà tornare a salire: i posti tagliati, cioè, non saranno riassorbiti.

E il quadro potrebbe anche essere peggiore: ad oggi, oltre seimila occupati sono sottoposti al trattamento di cassa integrazione. Per tutti costoro tale fase transitoria si concluderà entro la prossima primavera e, salvo ulteriori proroghe o deroghe concesse dal legislatore, un loro pieno ritorno in azienda è molto difficile.


Esiste poi un altro aspetto importante su cui focalizzare l’attenzione. Mai come oggi le aziende ceramiche italiane stanno impegnandosi nell’organizzare e gestire corsi di formazione e aggiornamento professionale per i propri dipendenti: da un lato vi è la scarsa fiducia negli istituti scolastici e dall’altro l’esigenza di incrementare il più possibile la qualità dei propri processi produttivi per arrivare al sospirato rilancio. Gli spazi per l’assunzione di operai non qualificati, dunque, rischiano di restringersi pesantemente.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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