Consorzi di promozione del vino italiano

di Giuseppe Aymerich Commenta

Il vino rimane tuttora uno dei prodotti di punta non solo delle esportazioni agroalimentari bensì, più in generale, del made in Italy..

Il vino rimane tuttora uno dei prodotti di punta non solo delle esportazioni agroalimentari bensì, più in generale, del made in Italy.

Nonostante la concorrenza molto intensa provenienti da competitori vicini (Francia, Spagna…) e lontani (Stati Uniti, Cile, Australia…), il vino italiano è comunque al primo posto nelle classifiche mondiali, anche grazie alla recente e promettentissima apertura di nuovi mercati dalle potenzialità enormi, come la Russia e la Cina.


Tuttavia, un’esigenza indifferibile da affrontare per garantire competitività sui mercati internazionali è la creazione di reti fra i produttori. I vini italiani sono decine e decine, e ognuno di essi vanta talvolta centinaia di produttori grandi e piccoli: facile comprendere che se ognuno agisce per conto proprio, è elevato il rischio di ottenere poco, e magari di contendersi sanguinosamente nicchie di mercato molto modeste.
Il ministero delle Politiche Agricole, conscio di tale esigenza, ha da qualche tempo promosso iniziative per favorire un maggiore avvicinamento delle imprese vitivinicole italiane. Lo scopo è quello di creare consorzi o quantomeno associazioni temporanee di impresa che consentano alle aziende del settore di organizzare strategie comuni, ripartire i costi e presentarsi con un’immagine unitaria più forte in occasione di fiere, convegni e campagne pubblicitarie.


A dire il vero, nei primi tempi tale iniziativa ministeriale ha ottenuto un successo alquanto scarso. Ultimamente, però, il vento sembra cambiato, e A.T.I., consorzi, joint venture e reti varie fra aziende vitivinicole italiane iniziano a spuntare come funghi.
Va anche detto come esistano elevati fondi di derivazione comunitarie che il ministero è pronto a regalare per cofinanziare al 50% i progetti più interessanti, e che in alcuni casi altre risorse possono provenire dalle Regioni.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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