Commercialisti, professione in buona salute

di Giuseppe Aymerich Commenta

In occasione della recente terza conferenza nazionale dell’Ordine dei dottori commercialisti ed esperti contabili, sono stati esposti gli ultimi dati disponibili sull’andamento..

In occasione della recente terza conferenza nazionale dell’Ordine dei dottori commercialisti ed esperti contabili, sono stati esposti gli ultimi dati disponibili sull’andamento degli affari di questa categoria di professionisti, inerenti al periodo d’imposta 2008.

Analizzando le dichiarazioni presentate l’anno scorso, si scopre che il 2008, nonostante sia stato l’anno di avvio della crisi globale, non è stato poi così negativo, dato che redditi medi e volumi d’affari sono andati crescendo rispetto all’annata precedente.


Nel dettaglio, risulta che un dottore commercialista fattura mediamente 113.271 euro l’anno, ottenendo un reddito complessivo pari a 64.517 euro: questi dati rappresentano un incremento del 2,2% del volume d’affari e dell’1,6% in termini di reddito rispetto al 2007, dimostrando come il mercato tenga tuttora, nonostante la crescita dei professionisti presenti e la concorrenza di altri soggetti iscritti ad altri Ordini o indipendenti.
La crisi, d’altronde, rappresenta per i commercialisti una prospettiva di business: sia nel consigliare alle aziende come venirne fuori, sia negli incarichi di curatore fallimentare offerti dal Tribunale.


I dati citati, naturalmente, vanno presi con le molle: le disparità fra i vari angoli del territorio nazionale sono abissali. La Regione più fortunata, infatti, risulta la Lombardia, dove i commercialisti di sesso maschile possono contare su un fatturato di 222.139 euro e un reddito medio di 126.402; all’estremo opposto, invece, si collocano le colleghe di sesso femminile residenti in Calabria, dove il fatturato medio annuo non arriva a 21.000 euro e il reddito raggiunge appena quota 13.652.

In generale, comunque, per le commercialiste il reddito medio è molto inferiore rispetto a quello dei colleghi maschi: la differenza più pronunciata è in Veneto (58%).

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